Amore mio infinito, quest’oggi ho voluto portare la nostra famiglia di cuore alla tua betulla, quella dove ti ritiravi a meditare con Buzz. Dovresti vedere com’è cresciuta, è diventata gigantesca. Ma tu lo sai già, tu ora la vedi dall’alto.
Ti abbiamo celebrato con gioia, un picnic improvvisato, un bagno nella roggia, risate a non finire, la voglia di stare insieme e anche una preghiera. Tu eri dappertutto, ma a un certo punto ti sei manifestato sotto forma di farfalla. Arancione. Non sarà stato un caso.
Così come non è stato un caso che a cena mi si sia posata addosso una libellula. Due volte. Così come a te un anno esatto fa. Per i samurai la libellula era simbolo di vittoria sul nemico, di forza e di coraggio, tanto da incidersela sull’elmo. Tu hai vinto.
E nonostante in questi giorni in molti abbiano voluto sapere come tu sia morto, proprio come ne “L’ultimo samurai” da oggi in poi risponderò: “Io vi dirò come è vissuto”. Perché è stata la tua vita il vero miracolo. E sempre lo sarà.


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