Il lunedì è il mio giorno spreferito, come dico io. Ricominciare a lavorare, a pensare alle fatture, alle bollette, dopo un weekend passato a zonzo o in panciolle, non mi è mai andato a genio. Ma questo lunedì è stato diverso: non mi sembrava nemmeno lunedì. Ero troppo felice, l’adrenalina stava a mille: il giorno prima abbiamo realizzato un sogno di Teo e dopo settimane pesanti, finalmente l’ho rivisto sorridere a 36 denti. Nel suo parchetto, quello dove è diventato grande e ha tirato grandi i sogni suoi, si sono radunati ad ascoltarlo in centinaia: chi l’ha visto crescere, chi l’ha conosciuto già adulto e chi non lo conosceva per niente. Eravamo tutti lì, tutti insieme, in un posto che per noi è casa. E alla fine siamo diventati famiglia. Non contava più chi conosceva chi, era tutto un sorriso, un abbraccio, un bacio, una stretta di mano. Abbassando le difese, abbiamo abbattuto i muri. E abbattendo i muri, si…
Posts by Francesca Favotto
Rinascita
“E mi ha detto che è giusto che io abbia una guida perché a fare scelte così difficili per il mio futuro, la mia vita…”. Intanto che Teo parla, l’occhio mi cade su questa piantina, che mi ha regalato proprio lui per la Festa della Donna: la mia idiosincrasia per fiori e piante è risaputa, così qualche mese fa mia suocera l’ha piazzata in salotto, già mezza morta: “Però dai, arreda anche così, no?”. Da allora non riceve nè acqua nè sguardi, completamente abbandonata a se stessa, dimenticata. Stasera proprio mentre Teo mi stava raccontando della telefonata della sua prima oncologa e dell’incontro con il medico del protocollo che potrebbe cominciare a seguire, mi è caduto l’occhio su queste corolle: ma come fanno a essere lì? Da dove sono sbucate? Dove ha trovato la forza questa pianta di sbocciare ancora? Senza acqua, senza amore? Poi guardo Teo: è radioso, è fiero, è pieno di speranza. Emana luce. Sono stati giorni…
Campanellino
“Perché ora non sai più volare mamma?”. “Perché sono grande tesoro. Quando si diventa grandi ci si dimentica di come si fa”. “Perché ci si dimentica di come si fa?”. “Perché non si è più spensierati, innocenti e senza cuore. Solo chi è spensierato, innocente e senza cuore può volare”. James Matthew Barry “Ciao ragazzi, benvenuti”. Stavo per darle la mano, ma non ho fatto in tempo. Io ed Elena ci siamo abbracciate, un abbraccio lungo un secolo, stritolante, emozionante, energetico. Elena è la padrona di casa dell’evento a Formigine, ma io non l’ho mai conosciuta prima. “Sono felice di avervi qui, avevo bisogno di conoscervi, della vostra energia e del vostro supporto”. Il bambino di Elena ha rischiato la vita nei giorni passati, “così questo è un incontro per più di un guerriero”. Arriva anche Monica, la giornalista che dovrà presentare Matteo: ex collega di redazione, sono quasi dieci anni che non ci vediamo. Ma l’abbraccio è quello…
Save the date: In nomine matrum, opera prima alla regia di Olivia Balzar
“Francy, sai che debutto alla regia?”. “Ah sì? Allora parliamone”. Perché quando si realizzano i sogni è sempre bello condividerne le emozioni e perché qui la regista in questione è Olivia Balzar, scrittrice e attrice di origine piemontese, ma soprattutto ex collega di redazione, con la quale mi è capitato di condividere il palco per la presentazione della raccolta di racconti “Streghe postmoderne”, edito da AlterEgo. Ora debutta alla regia di “In Nomine Matrum”, la sua opera di esordio in questa veste, che andrà in scena l’11 e il 12 maggio alle 21 presso il Teatro Ivelise di Via Capo d’Africa a Roma. Caratterizzato da una narrazione frammentaria e onirica, lo spettacolo trae ispirazione dal “Suspiria de Profundis” di Thomas de Quincey, autore visionario e decadente, e mette in scena il sogno lucido dello scrittore, grazie al dialogo tra forme d’arte diverse. Non vi è un vero e proprio protagonista, ma tableaux vivants in perfetto equilibrio fra tre dimensioni: quella…
Il cuore dagli occhi
Nella nostra casa potenzialmente avrebbe potuto esserci tanta tristezza, tanto dolore, tanta sofferenza. O almeno, a questo ero preparata. Convivere ogni giorno con la malattia è qualcosa che alla lunga sfibra. E non nascondo che non mancano i giorni bui, quelli in cui è anche solo difficile trovare il modo di parlarsi, talmente pesa il cuore. Ma sorprendentemente in casa nostra si ride. E tanto. Di quelle risate che ti manca il respiro, che ti scendono le lacrime dagli occhi, che non riesci a smettere. Quando ci inseguiamo per casa, quando ci facciamo il solletico, quando non ci prendiamo sul serio. Rido tanto che mi esce il cuore dagli occhi. “Una risata vi seppellirà”, urlavano cinquant’anni fa. Per ora, mi sta solo salvando, perché ho la consapevolezza che se dovessi morire adesso, morirei felice. Ma felice davvero.…
Zuppa d’amore
L’amore ancora non ho ben capito che cos’è. Credo assomigli a lui, che tornato a casa dopo una giornata all’ospedale, si mette a cucinare il suo piatto forte, e ti regala un sorriso gigante e pieno di soddisfazione, guardandoti riempire la terza ciotola. Un po’ come quando da piccola guardavi tuo nonno abbrustolire la polenta sulla stufa e dartela per merenda o come quando si metteva a fare il minestrone per tutta la famiglia, che sobbolliva per non so quante ore e tu rientravi da scuola e in casa sentivi quell’odore di verdura e amore. Sì, credo che l’amore somigli proprio a questo.…
Scelta per la vita
Un anello può essere un semplice anello. Ma non nella nostra cultura. Per noi significa unione, legame, scelta. Domenica a pranzo mi è stato donato un anello. Un anello speciale. Non per il valore materiale che ha – oro, zirconi e zaffiro -, ma per l’affetto e i ricordi che conserva. “Tienilo tu, ci tengo. Alla fine ti voleva bene come a una nipote ed era così felice che tu fossi al fianco del suo Matteo”. Me lo ricordo al dito della nonna Giuanina. Accenno un sorriso. “Lo accetto volentieri, ma prima chiedo a Matteo se vuole tenerlo lui”. So quanto fosse attaccato a sua nonna, quanto sia geloso degli oggetti cui è affezionato. Torno a casa e glielo mostro: “Lo vuoi tenere tu? Tua mamma l’ha donato a me, ma so quanto contino per te queste cose”. Lo guarda, lo scruta da vicino e gli occhi gli si bagnano di lacrime. “No, tienilo tu”. E me lo infila al…
Questione di attimi
Esistono degli attimi più attimi di altri. L’attimo in cui ci si scontra con un’altra macchina, in cui si ricevono brutte notizie dal medico, in cui si muore. A cosa si pensa in quegli attimi? Lester Burnham rivide la sua giovinezza, il viale alberato di casa sua, sua moglie. Ai genitori capita lo stesso, dicono: e se mi succede qualcosa, chi penserà ai miei figli? L’altra sera mi sono accartocciata sulla mia caviglia, niente di grave. Ma ero in ansia: la casa da mandare avanti, la malattia che non c’è, Teo che non sta bene e che non può prendersi cura anche di me. Teo. Ho sentito un dolore dentro, l’ansia salire, il respiro farsi corto. La caviglia non c’entrava nulla, della caviglia non mi fregava niente. Era il senso di colpa di non poter più aiutare, ma di dover essere aiutata. Io che ho sempre odiato le stampelle – emotive e materiali -, ora mi ritrovo a dover dipendere…
Il mio sole
Lasciate che vi racconti una storia. Ieri a Milano e dintorni era una giornata davvero uggiosa, pioggia e vento, fuori e dentro. Un freddo che nemmeno a dicembre. Teo stranamente era su di morale, fino a ieri sera, poco prima di andare a letto. “Che c’è?”. “Sono agitato”. “Nooo, come mai?”. “Pensieri brutti”. Maltempo, fuori e dentro, dicevo. Stamattina, come sempre, mi sono svegliata di buon’ora, ho fatto colazione, ho lavato i piatti e rassettato la cucina, la mia routine di meditazione prima di cominciare a lavorare. Lavo i piatti e penso, o meglio non penso. Fuori c’era un bel sole, inaspettatamente. Le previsioni si sono sbagliate stavolta, pensai. Avevo paura di come si sarebbe svegliato Teo, se fossi stata in grado di tirargli su il morale, oggi. Mentre sono assorta nel lavoro, sento tirar su la tapparella della camera, poi quella del suo studio. Poi, lo sento camminare veloce verso il mio studio: “Ecco che ora mi cazzia perché…
Ex al matrimonio: sì o no?
Eccomi tornata con #ISondaggidellaFrancina: era un po’ che non ne lanciavo, così è arrivato il momento di proporne uno nuovo! Stavo leggendo il New York Times e c’era un articolo che titolava: “Si dovrebbero invitare gli ex al matrimonio?”. Un dilemma che mi ha fatto venire voglia di capirne di più e di scriverne: presto su Vanity Fair uscirà un mio articolo con l’intervento di un’esperta, ma intanto ho lanciato la patata bollente anche alle mie amiche su Facebook: voi invitereste l’ex al vostro matrimonio? E chi si è già sposata, l’avete invitato o no? Come vi siete comportate? Dal canto mio, ho un unico ex con il quale non ho più nessun tipo di rapporto, se non quello di cordialità quando ci si vede in giro. Non posso dire che ci siamo lasciati male, anzi, ma poi ognuno ha preso la sua strada e non ci siamo quasi più incrociati, perciò non lo inviterei di sicuro. Ma voi? Cosa…