Leggera. In acqua sono leggera. Basta non combattere il moto perpetuo delle onde e lasciarsi cullare dal blu. Che bello fare il morto, azzurro sopra e azzurro sotto, e dimenticare il mondo. Fino a che il pensiero che qualcosa di ignoto ti possa sorprendere alle spalle, ti fa agitare e ti costringe a riportare le gambe sotto il pelo dell’acqua e a nuotare. Pesante. Nella vita sono pesante. A volte caratterialmente con la mia esuberanza e le mie paturnie, di certo fisicamente. Mangio fino allo sfinimento, come se potesse mancarmi il cibo da un momento all’altro. Mangio per golosità, non per fame. Mangio come se dovessi colmare delle mancanze. O delle future assenze che incombono. Mangio perché son sempre dovuta bastare a me stessa, così inconsciamente quando non potrò più badare a me, sarò abbastanza da bastarmi. Mangio perché non riesco a rilassarmi, perché temo il peggio, proprio come quando fai il morto e ti agiti per via dell’ignoto che…
Category Of Strettamente personale
Angioletti moderni
Voi lo sapete cos’è l’amore? Lasciate che vi racconti una storia. Anzi due. Credo somigli a un pelosetto, che con le sue zampine caracollanti non abbandona di un passo il suo papà e oggi, accorgendosi che era a fare la nanna distrutto sul divano, ha voluto a tutti i costi raggiungerlo, costringendolo a dormire nella posizione più contorta possibile. Eppure non hanno mai dormito così beati, ne sono convinta. Ma somiglia anche a una mamma che sta leggendo la fiaba della buonanotte al suo piccino, tratta proprio dal libro di Teo. La donna gli ha spiegato che Teo ha scritto le fiabe per dare forza e speranza a chi è malato e gli ha detto anche che Teo è un grande guerriero, che ha bisogno di tutta la nostra forza per guarire. Cosi, lui stasera, finita la fiaba, ha girato il libro, ha dato un bacio alla foto di Teo e le ha detto: “Così gli passa il bibi”. Stasera…
Quanto conta un bacio
Ci sono stati tanti momenti nella nostra storia in cui non ho potuto baciarti: quando sei stato operato la prima volta, poi la seconda, poi la terza. E quelle volte in cui ho preso l’influenza. E poi ultimamente quando abbiamo dovuto scongiurare un attacco di morbillo. Tutte queste volte mi hanno imposto di non baciarti. Per proteggerti l’ho fatto. Ma sappi che non c’è stata una volta in cui non abbia sofferto. Perché ti bacerei sempre. Perché ti bacerò per sempre.…
Casa
“La casa è dove si trova il cuore”. Plinio il Vecchio Per lavoro o per diletto, ho visto posti meravigliosi, ho girato il mondo. Ma posto più bello e più felice di questo, ancora non l’ho trovato. Casa è dove si trova il cuore. E loro sono il mio.…
Negli occhi il mare
“Abbiamo fatto bene a venir via di casa due giorni?”. Lo sapevo che mi avresti fatto questa domanda. Perché quando non stai bene tu e soprattutto non sta bene chi ami, l’unica cosa sensata da fare ti sembra rimanere a casa, rimanergli accanto. Ma arriva un punto in cui rimanere immersi nella sofferenza rischia di farti impazzire, di farti sbattere contro il vetro come una mosca disperata. Ed è così che devi salvaguardarti, anche allontanandoti. Com’è che dicono? Durante i disastri aerei, prima di aiutare gli altri, bisogna indossare per primi la mascherina dell’ossigeno. Per non mettere in pericolo sé e gli altri. Ecco, in queste 48 ore siamo tornati a respirare: abbiamo parlato, abbiamo camminato nell’acqua, abbiamo fatto nuove conoscenze, scherzato, abbiamo visto posti nuovi. Abbiamo rivisto il mare. Ora che non siamo nemmeno tornati a casa, ma siamo ancora sul treno, siamo già stati risucchiati dalle preoccupazioni e dai problemi e il tuo viso è già crucciato di…
Più amore di così
Sabato sera siamo tornati lì, sulla panchina dove quasi 5840 giorni fa ci siamo dati il primo bacio. Io ero a cavalcioni sulla pietra – mai stata una signora – e vedendoti indeciso, ti dissi che volevo stare con te e ti baciai. Eri già l’amore della mia vita, valeva la pena tentare il tutto per tutto. E avevo ragione io. Oggi – dopo numerosi kg in più, qualche ruga sul volto, più capelli bianchi, 5 cicatrici sul corpo, qualche sogno infranto e molti realizzati, un tumore come terzo incomodo – siamo ancora qui. Proprio l’altro giorno ti chiedevo: “Ma come ci si fa ad amare ancora dopo tutti questi anni?”. Tu la risposta non l’avevi, io neppure. Ma so che non ci potrebbe essere più amore di così.…
Tu, la mia Itaca
“L’uomo, cantami, dea, l’eroe dal lungo viaggio, colui che errò per tanto tempo dopo che distrusse la città sacra di Ilio. Vide molti paesi, conobbe molti uomini, soffrì molti dolori, nell’animo, sul mare, lottando per salvare la vita a sé, il ritorno ai suoi compagni. Desiderava salvarli, e non riuscì; per la loro follia morirono, gli stolti, che divorarono i buoi sacri del Sole: e Iperione li privò del ritorno”. Odissea Il suo odore, più forte lì proprio nell’incavo del collo. Il suo respiro, che si muove ritmicamente in armonia con il mio: quando lui inspira, io espiro, e viceversa. L’incastro perfetto. E poi, le sue braccia forti intorno a me, a offrirmi riparo. Viaggiare è bello, bellissimo, ma niente per me batte il suo sguardo, il lungo bacio e il suo abbraccio stritolante sulle scale, in stazione. Tornare a casa. Tu, la mia Itaca.…
La bellezza della normalità
L’altro giorno eravamo al parco, un normalissimo pomeriggio, di una normalissima domenica, in una normalissima città. C’era tanta gente normale, che faceva cose normali, come leggere un libro, prendere il sole o giocare a pallone con gli amici. L’altro giorno lo guardavo. Lo fissavo come si fissa un miracolo. Come un bambino che sta muovendo il primo passo, da solo. Giocava a calcio con i nostri amici, una cosa normale che fanno le persone normali. Era una vita che non lo vedevo con un pallone tra i piedi. Le cure e il fiato corto non glielo permettevano. Ma l’altro giorno stava bene, l’altro giorno sorrideva. Era felice come un bambino, con il pallone tra i piedi. È bravo ancora, com’era bravo quando la malattia non era un fottutissimo niente. Lo fissavo ammirata. E felice. Era un ragazzo normale, tra ragazzi normali. Mi è scesa una lacrima, come a una madre che vede suo figlio al saggio della scuola. Orgogliosa ed emozionata.…
Un lunedì dal sapore di un venerdì
Il lunedì è il mio giorno spreferito, come dico io. Ricominciare a lavorare, a pensare alle fatture, alle bollette, dopo un weekend passato a zonzo o in panciolle, non mi è mai andato a genio. Ma questo lunedì è stato diverso: non mi sembrava nemmeno lunedì. Ero troppo felice, l’adrenalina stava a mille: il giorno prima abbiamo realizzato un sogno di Teo e dopo settimane pesanti, finalmente l’ho rivisto sorridere a 36 denti. Nel suo parchetto, quello dove è diventato grande e ha tirato grandi i sogni suoi, si sono radunati ad ascoltarlo in centinaia: chi l’ha visto crescere, chi l’ha conosciuto già adulto e chi non lo conosceva per niente. Eravamo tutti lì, tutti insieme, in un posto che per noi è casa. E alla fine siamo diventati famiglia. Non contava più chi conosceva chi, era tutto un sorriso, un abbraccio, un bacio, una stretta di mano. Abbassando le difese, abbiamo abbattuto i muri. E abbattendo i muri, si…
Rinascita
“E mi ha detto che è giusto che io abbia una guida perché a fare scelte così difficili per il mio futuro, la mia vita…”. Intanto che Teo parla, l’occhio mi cade su questa piantina, che mi ha regalato proprio lui per la Festa della Donna: la mia idiosincrasia per fiori e piante è risaputa, così qualche mese fa mia suocera l’ha piazzata in salotto, già mezza morta: “Però dai, arreda anche così, no?”. Da allora non riceve nè acqua nè sguardi, completamente abbandonata a se stessa, dimenticata. Stasera proprio mentre Teo mi stava raccontando della telefonata della sua prima oncologa e dell’incontro con il medico del protocollo che potrebbe cominciare a seguire, mi è caduto l’occhio su queste corolle: ma come fanno a essere lì? Da dove sono sbucate? Dove ha trovato la forza questa pianta di sbocciare ancora? Senza acqua, senza amore? Poi guardo Teo: è radioso, è fiero, è pieno di speranza. Emana luce. Sono stati giorni…