Dedicato a te. Manchi. Franco aveva il sole negli occhi, e anche un velo di tristezza, ma appena accennato, visibile solo a chi non poteva mentire perché lo conosceva troppo bene. Franco amava stare in compagnia e condividere tutto: il cibo, le esperienze, la vita che passava, anche le paure e le delusioni. Amava gli abbracci, perché quando lo faceva non ti lasciava andare più, stringeva e stringeva, come se avesse dovuto essere l’ultimo. E se l’avessi saputo che quello sarebbe stato il nostro ultimo, non ti avrei più lasciato andare. Franco se n’è andato in una gelida notte d’inverno, ormai due anni fa, a bordo della sua auto. Amava guidare, vivere veloce e così se n’è andato. Uno schianto, e poi la notte. Franco era un mio amico, un amico di famiglia, poi diventato un fratello per me. Entrò nella mia vita, dopo essere entrato in quella di mia sorella, era il suo ragazzo, il suo ‘morosino’ alle…
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Perchè non sono (ancora) sposata?
L’altro giorno mi è arrivato a casa il libro ‘Perché non sei (ancora) sposata?’, edito da Corbaccio e scritto da Tracy McMillan, autrice nientepopodimeno che della serie tv ‘Mad men’. Un manuale semi-ironico, su “Tutto quello che devi sapere per avere la relazione che meriti”, scaturito da un suo articolo, pubblicato sull’Huffington Post, che ha generato uno straordinario dibattito in Rete. Ora, dopo averlo aperto e leggiucchiato qua e là, mi sono soffermata sul titolo e su quell’inquietante parolina di sei lettere: ancora. Già, perché il punto qui non è perché non sei sposata e quindi sulle motivazioni esterne che ti hanno impedito il grande passo, ma sulle motivazioni interne, ovvero: “Prova a pensarci un po’: qui il problema sei tu!”. Perché quell’ancora implica che qualche maschio sulla Terra ci abbia anche provato a farti la corte, a starti vicino e a pensare in un futuro lontanissimo di sposarti, peccato che poi TU e qualche tuo difettuccio invisibile a occhio…
L’insostenibile pesantezza del non essere
Può mancare qualcosa che non c’è o non c’è ancora? Me lo son chiesta parecchie volte e la risposta a cui sono giunta è sì. Nella fattispecie, mi manca la quotidianità di coppia, quel vivere accanto all’uomo che ami, giorno dopo giorno, condividendo sogni, risate e piccole cose. E vi dirò di più: mi è mancata proprio in questo periodo, fatto di grandi paure, di ansia e di dolore. In questi giorni fatti di grande sofferenza e di lacrime, ecco io avrei voluto fare di più, essere di più. Mai come in questi mesi ho sentito l’esigenza di non tirarmi indietro davanti alla prova, ma di fare un passo avanti per legittimare la nostra vita insieme. Teo aveva bisogno di me e io ci sono sempre stata, ma avevo le mani legate. Mi è pesato non esser potuta rimanere in ospedale tutto il giorno tutti i giorni al suo fianco, non aver potuto fare le notti. Mi pesava fare avanti…
Crisi = opportunità
Crisi. La parola più cliccata, più detta, più scritta, più ragionata, più temuta, più tutto del 2012. Gli esperti dicono che ci rincorrerà come un cane randagio attaccato alle caviglie anche per tutto il 2013. ‘nnamo bene. A me ‘sta crisi non mi ha mai fatto granchè paura, bene o male me la son sempre cavata, barcamenandomi tra una collaborazione e l’altra in questo pazzo pazzo mondo del giornalismo. Ma mò un po’ m’ha scocciato. Dicono che sia la peggiore crisi mai vista dal 1929: da lì a qualche decennio sarebbe scoppiata inevitabilmente la seconda guerra mondiale, che avrebbe ristabilito con immane sacrificio di vite e di popolazioni, la crescita dell’andamento economico. Oggi una guerra è assolutamente da scongiurarsi e verrà evitata dai numerosi organi internazionali e diplomatici, ma la domanda è: allora come ne usciremo? Questa crisi inizia a pesarmi un po’: da un lato, ci ha messo nelle condizioni di rimboccarci doppiamente le maniche e di alimentare la…
DuemilaeCredici
Sono qui al computer, ho di fianco a me la mia micia che dorme beata, e il suo respiro costante e regolare mi quieta. Anche il cielo questa sera mi ha fatto il dono immenso di un tramonto di fuoco stagliato contro le montagne. Finalmente un attimo di serenità, finalmente la pace, nell’anima e nel cuore. E l’ho interpretato come un segnale di speranza. Nelle ultime ventiquattr’ore ho provato per l’ennesima volta la perversa, sottile e fottutissima paura di perderlo, ma per sempre. No, non come quando si litiga, ci si dice parole di fuoco e si medita di mandare l’altro a quel paese, facendolo uscire per sempre dalla nostra vita. No, non come quando su un sentiero di montagna, uno dei due lascia la via maestra per un’escursione fuori programma e l’altro inizia a urlare per la vallata, pensando di essere stato abbandonato. No, non così, perché in questi casi, si può sempre tornare indietro, trovare le parole migliori…
Quel sogno chiamato famiglia
Natale strano, questo appena passato. Iniziato in sordina, poi mi è esploso nel cuore, come solo il Natale sa fare. Incapace di trattenere i sentimenti e la gioia e costretta a reagire con un sorriso per scacciare le difficoltà dell’ultimo periodo, ho avuto modo di apprezzare ancora di più le cose belle che mi circondano e di rivedere le mie priorità: ho amici stupendi, che mi riempiono la vita di abbracci e risate; una famiglia meravigliosa, che non mi fa mai mancare l’affetto necessario per andare avanti e un ragazzo che mi fa innamorare ogni volta che mi guarda negli occhi, che mi manca già quando è presente e con il quale vorrei al più presto farne una mia, di famiglia. In questi giorni, mi sono molto interrogata sul perché certe cose capitino in determinati momenti o a determinate persone, così mi sono chiesta come mai questo periodo di tensione e lacrime sia capitato a me proprio sotto Natale. La…
Un dono dal cielo
Mi è sempre piaciuta l’idea di nascere sotto Natale, quei giorni che precedono la festa più bella dell’anno, carichi di attesa, di affetto e di buoni sentimenti. Per carità, io amo il mio giorno di nascita, che sa di mosto e di foglie rosse, ma se avessi avuto la possibilità di scegliere un’altra data, avrei sicuramente indicato questo periodo dell’anno. Perché nonostante il freddo, le giornate più corte e la mancanza di sole, mi sembra che in giro ci sia più calore e più luce, forse perché quando si avvicina il Natale istintivamente tutti accendiamo il meglio dentro di noi e lo portiamo al di fuori. E perché per una famiglia in attesa dell’evento più bello, la nascita di un figlio proprio in questi giorni rappresenta una gioia doppia, un dono dal cielo, l’occasione per dire: “Ora siamo famiglia!”. Ecco, tu sei nato in questi giorni qui, ormai trent’anni fa. I tuoi genitori ti hanno dato un nome che significa…
Il mio Natale perfetto
Quand’ero piccola per me il Natale arrivava solo se succedevano alcune cose: la prima era ovviamente fare l’alberello e il presepe insieme alla mia famiglia. Si andava nel ripostiglio a prendere gli scatoloni impolverati, li si portava in salotto, si aprivano e si incominciava a dar vita e colore all’abete finto con palline di ogni foggia e colore e le lucine a intermittenza. Una volta finito l’albero, si approntava il ripiano del mobile con del muschio finto per ricreare la Natività e dar vita ad un presepe che somigliasse il più possibile alla Betlemme di due millenni fa, con la capanna, la stella cometa e lo stuolo di pastorelli e contadini, accorsi a vedere Gesù Bambino. Così sembrava già più Natale, ma non era ancora il Natale perfetto, se non si scriveva la letterina a Babbo Natale, che però puntualmente portava poco o niente di quanto richiesto. È vero che io ero solita essere prolissa e chiedere troppe cose, alcune…
A letto, cercandosi le mani
Ultimamente non dormo bene. Troppi pensieri per la testa. Mi corico, mi rilasso e la mia mente va, vaga tra i pezzi che dovrò scrivere l’indomani, le cose che dovrò fare, chi dovrò chiamare, le mail che dovrò mandare, le preghiere da dire affinché i miei affetti stiano sempre bene… Insomma, ora che prendo sonno, è sempre ormai notte fonda. Sapete quando è stato l’ultimo sonno beato e sereno che mi sono fatta? Qualche sera fa, quando mi sono addormentata da seduta in una posizione scomodissima sul divano di Teo, con la testa appoggiata al suo petto, le sue braccia intorno a me… e il suo ginocchio nella schiena. Eppure ho dormito per due ore, che mi sono parse lunghissime e che mi hanno rigenerato. Tornare poi a casa, sotto la pioggia e infilarmi in un letto troppo freddo è stato traumatizzante. E non c’entrano l’inverno, le basse temperature o l’umidità che ti entra nelle ossa. No, la notte è…
Grazie!
“Thank you India Thank you terror Thank you disillusionment Thank you frailty Thank you consequence Thank you thank you silence”. Alanis Morissette Ieri era il quarto giovedì di novembre. Voi direte: embè? Era un giorno uguale agli altri: ho fatto la spesa, il bucato, sono andata a prendere la bimba a scuola etc. E invece no: mentre noi vivevamo una giornata di ordinaria follia, in America era il Thanksgiving Day: milioni di famiglie si sono sedute intorno allo stesso tavolo con i propri famigliari e amici e insieme hanno ringraziato Dio per quanto di bello e buono è capitato loro durante l’anno o nella vita in generale. Davanti ad un tacchino ripieno, ci si riconcilia, ci si confronta, si ritorna a scoprire il contatto fisico e umano in un’era di social network, si parla, si ride. Si vive. Ho sempre pensato che a tavola non si può mentire, ognuno si svela per quello che è: c’è quello taciturno che mangia…