Mi manca da morire il contatto fisico. Non sono un’abbracciona, ma se decido di ammetterti nel mio spazio prossemico, allora ti voglio accogliere totalmente. Voglio aprire le braccia e donarti il mio calore. Voglio sentire i nostri cuori che battono all’unisono. O il mio in battere e il tuo in levare. E se non siamo così intimi, quantomeno voglio stringerti la mano, sentire se la mia energia è in armonia con la tua. O scambiare i canonici due baci, quelli che mescolano gli odori e ti dicono se di quella persona puoi fidarti. Gli abbracci che davo e ricevevo avevano il potere di riattaccarmi insieme. Non poter abbracciare mia sorella, gli amici, una collega che non vedo da tempo, mi toglie qualcosa. E adesso che avrei bisogno di ricompormi, di sentirmi intera, la vita ancora mi strappa brandelli di cuore. Come faccio a individuare la strada da seguire, se non posso ascoltare il mio cuore? Ma non in senso letterale,…
Tag Of riflessioni
Tenetevi strette le vostre piccole cose
Avevo bisogno di un pensiero felice prima di addormentarmi ieri notte. Me ne sono arrivati migliaia, che mi hanno cullato tutto il giorno. “Ditemi una cosa positiva di questo 2020”, vi ho chiesto. A dispetto di quanto potessi credere, ho visto più persone positive di quanto pensassi. Chi ha partorito in piena pandemia, chi si è sposata, chi ha ritrovato se stessa, chi l’amore, chi ha imparato ad apprezzare il silenzio, chi ha capito l’importanza di avere tempo, chi quella di avere una famiglia… Siamo “gente che spera, cercando qualcosa di più in fondo alla sera”, per dirla come vent’anni fa. È bello avere speranza, perché ti fa credere di non poter perdere mai, al massimo impari. Ne so qualcosa, io, che ho continuato a sperare anche quando non c’era motivo apparente per farlo. Ho continuato a credere che ce l’avrei potuta fare anche da sola. Ma ora sto vacillando. E non perché non credo più in me stessa. Ma…
Covid-19 e solitudine
Son stati giorni difficili, pesanti. Il Covid-19 ha sfiorato molto da vicino la mia vita e mi ha fatto pensare. Adesso che la minaccia di un nuovo lockdown ricomincia a farsi pressante, mi è salita una certa ansia. La precedente chiusura è stata pesante, ma un sogno, perché c’era Teo con me. Ora se ricapitasse, sarei completamente sola in una casa troppo grande. Io sto bene da sola, ma se posso scegliere di esserlo. Già la vita mi ha precluso la possibilità di continuare a vivere con chi amo. E faticosamente sto cercando un mio equilibrio per essere quantomeno serena. Ora spero non infierisca. Perché la solitudine è una benedizione se scelta, se imposta è una prigione. Pensiamoci.…
Benvenuta al mondo
Sto piangendo. Senza strilli. Credo che si venga al mondo così nella seconda vita. I neonati urlano la loro presenza per farsi notare, ma ancor più per dilatare al massimo la capacità dei loro polmoncini. Un adulto ha già fatto milioni di respiri, ha i polmoni stanchi e non deve farsi notare da nessuno quando rinasce a nuova vita. 35 anni, di cui 18 trascorsi a imparare l’amore per gli altri. Gli ultimi 9 mesi per me stessa. Mi sono concepita, la mia anima ha fatto l’amore col mio corpo e la consapevolezza ha cominciato a farsi spazio dentro di me. Nove mesi duri, dilanianti, in cui sono stata costretta a letto più volte ad ascoltare il mio dolore, ma tutto sommato quella che si potrebbe dire una gravidanza bella. Ho rischiato di venire al mondo prematura, quando il 6 agosto un dolore più grande di me ha rischiato di strapparmi il cuore. Ma l’ho portata a termine. E ora…
Il mio per sempre
A.T. e d.T. Ante tumore e dopo tumore: così si suddivide la vita di J, e così era la vita tua. Uno spartiacque ingombrante, così grande che era impossibile da non tenerne conto. Un punto di non ritorno, un Hiroshima, un 11 settembre. Dicevi sempre che il tumore ti aveva spinto a diventare l’uomo che desideravi e che ti piaceva quello che vedevi. E piaceva tanto anche a me, al punto che è stato difficilissimo separarmene. L’uomo che eri, la presenza che sei, è ingombrante, un punto di non ritorno, un Hiroshima, un 11 settembre. Non ho timore nel dire che la mia vita si divide in un a.T. e un d.T.: ante Teo e dopo Teo. Ora tu non ci sei più e io devo andare avanti. Così ti ho lasciato andare, non perché tu non faccia più parte di me o non mi serva più, ma perché ora devo disegnare un nuovo percorso che sia solo mio. Con…
Un ramo pieno di frutti
Certi incontri sembrano casuali. Poi la vita ti insegna che non sono affatto un caso. A questa ragazza ho voluto bene sin da subito, senza un perché. Questa ragazza mi ha fatto un dono grande, per il quale le sarò grata a vita, comunque andranno le cose. Con questa ragazza stamattina ho parlato di Dio, e di anima, e di bellezza, e di spirito, e di aura. E abbiamo pianto assieme, e ci siamo strette le mani, in uno scambio di energia bella. Se c’è una cosa che le batoste della mia vita mi hanno insegnato è quella di riconoscere e recidere i rami secchi, quelli che soffocano la pianta, sottraendole linfa vitale, e invece accudire e coltivare quelli pieni di frutti. Questa ragazza d’ora in poi sarà uno dei miei “capi”, un ramo pieno di frutti. Certi incontri sembrano un caso, poi capisci che sono un regalo che la vita ti fa per ricompensarti della fiducia che hai posto…
Un lifting all’anima
Son grata alla vita. Oggi ho ringraziato la vita almeno una decina di volte. Per l’affetto della mia famiglia, per le leccate mattutine delle mie cagnoline, per il lavoro che faccio e che amo, per i progetti che ho per me stessa, per le telefonate gentili, per i messaggi degli amici, per aver potuto ammirare di nuovo la bellezza di Roma, perché finalmente mi guardo allo specchio e mi vedo bella, perché ho tanto curioso entusiasmo verso il futuro. Perché ho conosciuto l’amore vero. Allo stesso tempo, sono incazzata perché dovrei essere arrabbiata per quanto mi è stato sottratto. Ma ho ricevuto talmente tanto che non riesco ora a sprecare tutto l’amore che c’è stato e che c’è. Lo incanalo verso me, mi prendo cura della mia anima, consapevole che questo si riverbera poi al di fuori. Perdiamo così tanto tempo a badare alle cose esteriori, quando basterebbe farci un lifting all’anima per cambiarci gli occhi e vedere il mondo…
Il mio 11 settembre
Oggi è l’11 settembre, la data che 19 anni ha cambiato tutta la Storia. Ho realizzato che proprio in quel periodo, nel 2001, giorno più giorno meno, ho conosciuto te, che hai cambiato tutta la mia storia. So che l’11 settembre ha aperto una crisi senza precedenti, ma da questa crisi son nate anche delle cose belle, delle opportunità. Tu sei stato il mio 11 settembre: mi hai colpito, demolito, disintegrato e ancora adesso vi sono le macerie a testimoniarlo. Ma da queste macerie è nato un Amore immenso, e da questo Amore tante cose belle sono uscite. E tante ne usciranno. La differenza sta tutta in come si vivono le circostanze: non serve a niente piangere e disperarsi su ciò che è stato, ma vedere cosa si può costruire con quello che è rimasto.…
Un domino di bene
Lei è la mia Amica, ha appena finito di festeggiare i suoi 32 anni. Per capirci, è la prima persona che ho chiamato quella fatidica mattina in pronto soccorso, dopo mia madre e mia sorella. Lei è venuta ed è stata lì tutto il giorno, nonostante abbia il terrore degli ospedali perché le ricordano brutti momenti della sua vita. Si è presa cura di me, prendendosi cura di ciò che io giocoforza non avevo la testa di seguire. Accanto a me ho avuto anche altre donne, un esercito di donne, che mi hanno accudito anche da lontano: con una foto, un cuore, un messaggio, una frase, una canzone, una chiamata, una preghiera. Mi hanno teso una mano e mi hanno scaldato il cuore. Tante, ma tante, che non riesco a contarle. Una specie di matriarcato, una sorta di società maternale, in cui le mie donne si sono curvate su di me e mi hanno medicato le ferite dell’anima. Ho sentito…
I miei punti fermi
Da 35 anni a questa parte ogni volta che era il momento di tornare a casa dai miei zii di Ferrara, mi prendeva un groppo alla gola difficile da spiegare e calde lacrime rigavano il mio volto. Non era solo la compagnia, l’atmosfera, il buon cibo, la confortante routine delle vacanze. Era qualcosa di più, ma non capivo mai cosa. Ora che sono di ritorno, sto piangendo, come ogni volta. Ma son lacrime diverse. Questa volta non son venuta per passare semplicemente qualche giorno dagli zii. Sono arrivata distrutta, disintegrata, con l’anima a brandelli, nascosta sotto il mio proverbiale immancabile sorriso. Avevo bisogno di venire qui. Perché sapevo di trovare la pace che mi serviva. Ma non immaginavo così. Non ho trovato solo la solita amorevole accoglienza, ma orecchie desiderose di ascoltare le mie paure, parole cariche di significato, abbracci in grado di ricomporre i pezzi del mio cuore stanco, luoghi immacolati e immersi nella natura che mi hanno curato…