Questo è il mio albero. È un albero sghembo, il piede destro dovrebbe aderire bene alla coscia sinistra e stare più su, il ginocchio dovrebbe aprirsi di più, le braccia dovrebbero stare più dritte. Ma quando ho iniziato yoga, il piede destro non arrivava nemmeno al ginocchio e le braccia non riuscivo a tenerle nemmeno davanti al petto nella posizione di preghiera. Sto ancora migliorando, ma ora sto nella posizione, e ci sto comoda.
C’è voluta tanta pratica, e non mi sono mai data per vinta. Soprattutto non mi sono mai detta: “Non ce la faccio”. Nello yoga come nella vita. Piuttosto: “Con questo metodo non mi riesce, cambio modalità”. Perché le parole sono importanti, le parole sono già azioni. Dire la parola giusta o sbagliata cambia tutto nel modo di affrontare la vita.
Ieri Teo è stato male. Tornando a casa, mia suocera mi fa: “Non sta bene”. Nel pomeriggio, però, passata la burrasca, gli era tornato un filo di voce. Allora gli ho detto: “Non sei stato bene, ma lo stare male ti ha portato a recuperare la voce. Forse dovevi tirar fuori tutto per liberare i polmoni”.
Allo stesso modo, stamattina, parlando a colazione, Teo mi fa: “Stasera se starò bene…”. L’ho corretto subito: “Quando starò bene… Il se è un mettere in dubbio le tue capacità di farcela. Tu starai bene, perciò quando”.
Per aiutarci a concentrarci sulle opportunità e non solo sui fallimenti, aiutiamoci con le parole. Le parole cambiano un contesto, un rapporto, un risultato. Non diciamoci: “Non ce la faccio”, ma “Ci proverò meglio”.
Io tengo la posizione dell’albero per un minuto e Teo sta bene stasera. Scegliamo con cura le parole da usare: possono cambiare il nostro mondo. Possono cambiare il mondo.
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