Ieri sera ci siamo ritrovati una mano di buoni amici per fare qualche gioco in scatola, visto il tempo che volge ormai all’autunno, saltando a piè pari il capitolo estate, ormai optional di lusso. Scoperto all’improvviso che in tv davano per l’ennesima volta “Viaggi di nozze” di Carlo Verdone come tappabuchi del palinsesto televisivo, non abbiamo saputo resistere e abbiamo ceduto: abbiamo mandato all’aria il proposito di giocare e ci siamo messi a guardarlo tutti insieme. Un richiamo impossibile da ignorare, vuoi per la comicità tutta Verdoniana, grezza ma mai volgare; vuoi per le macchiette tipiche del suo repertorio, quei personaggi molto ben connotati, con caratteristiche precise, che ti si fissano in testa per sempre; vuoi per la coppia Ivano – Jessica (rigorosamente pronunciata “Ccccessica!”), da sempre la mia preferita, due coatti che peggio non si può, di cui almeno un italiano su tre ricorda ogni battuta a memoria. La trama è semplice: tre coppie appena sposate di cui viene…
Posts by Francesca Favotto
Le suocere sono come le Superga
“Definitemi all’antica, ma il matrimonio è un’unione sacra che andrebbe affrontata con la massima attenzione”. “Non si è sposata quattro volte?”. “Sì, cara. E questo fa di me un’esperta, non credi?”. Dal film “Quel mostro di suocera” Ecco, questo è soltanto uno dei molti dialoghi al vetriolo tra Viola, madre di un brillante chirurgo che decide di sposare Charlie, precaria caliente, nella commedia con Jane Fonda, Jennifer Lopez e nientepopodimenoche quel gran gnoccolone di Michael Vartan. Perché la suocera è quella persona che non avresti mai chiesto nella tua vita, ma che ti ritrovi nonostante, come quelli optional che fanno parte dell’all inclusive, ma di cui facevi volentieri a meno, tipo gli animatori che ti sfracassano i maroni per fare acquagym quando tu vorresti solo prenderti il sole e basta. Per dire. È colei da cui non puoi prescindere, perché diede i natali al tuo grande amore, l’uomo della tua vita, senza cui non vivresti e blablabla… ma senza di lei,…
La felicità è una scelta
“La felicità è una cosa molto complessa, fatta di istanti, lavoro su se stessi e grande onestà nel riconoscere i propri limiti ma anche i propri desideri”, così scrive Daria Bignardi nel suo ultimo post sul Barbablog. E io non posso che essere d’accordo. La felicità non è una, ma nemmeno trina, è molteplice, sfaccettata, sa camuffarsi molto bene, ama giocare a nascondino, non è continua, è improvvisa, è potente. Insomma, è proprio un gran casino. E ama che le si dedichi attenzione, richiede dedizione e impegno, e occhi ben aperti e cuore ben disposto. E non è vero che non esiste, oggi per me è un giorno felice. Un giorno, troppo? Forse, ma oggi ho vissuto tantissimi attimi di pura beatitudine e gratitudine verso la mia vita, che secondo me, se non era felicità, poco ci mancava. Dovremmo istituire un giorno della felicità, uno alla settimana, in cui si fa un bilancio, si fanno i conti di tutti gli…
I sogni in un comodino
Si può essere felici per un comodino? Io dico di sì. Ben inteso, non sto parlando di un pomeriggio di shopping selvaggio all’Ikea, ancora non mi entusiasmo per quel genere di cose (anche se da Maison du Monde, devo dire, che mi emoziono con poco…), ma di un piccolo innocente mobiletto posizionato nel posto giusto al momento giusto. Oggi mi arriva una notifica su Facebook, in cui sono stata taggata da Teo in una foto che ritrae un comodino messo a fianco del suo letto, in condivisione per questa settimana che è tutto solo soletto a casa, con la frase: “Non ho ben capito se era una richiesta reale o da sonnambulo, ma Bimba vuole un comodino, Bimba ha il suo comodino! Love U”. Dopo essermi addormentata arrabbiata con lui poiché voleva provare a dormire con Buzz sul letto e io mi sono opposta categoricamente “perché non bisogna dargli il vizio, perché sono allergica, perché se no dormo male…”, pensando…
Appesi a un valore
“Stanotte sono rimasta sveglia a guardarti. Dio come sei bello, adoro toccarti i capelli mentre stai dormendo, mi piace guardare le tue labbra che si increspano e seguire con le dita il tuo profilo. Tanto so che non ti svegli. Prima avevi il sonno leggero, bastava un mio bacio innocente per farti aprire le palpebre, così potevo perdermi nel tuo sguardo profondo. Da quando ti sei ammalato il sonno si è fatto più profondo, la dottoressa ha detto che dipende dall’anemia. Ieri ti ho trovato sul divano, a testa in giù, a Donatella ho detto che stavamo giocando a nascondino e che tu ti eri nascosto così bene, che io non ti ho trovato, e ti sei addormentato. Lei ha riso, tu hai accennato un sorriso, io ho fatto finto di ridere. Ma dentro sono rotta, mi sento come un disco in vinile incrinato, all’apparenza sono intatta, ma basta toccarmi nel modo sbagliato che mi divido in mille pezzi. Rido…
Lavorare in coppia? Si può!
Coppia: lavorare o non lavorare insieme? Condividere tutto, anche un progetto, un mestiere, un’attività o tenere i due ambiti ben separati? L’annosa questione pare non trovare una risposta definitiva: c’è chi dice che è meglio di no, per evitare di dover litigare o avere incomprensioni che si trascinano poi anche in camera da letto e chi invece, è entusiasta di poter stare fianco a fianco tutto il giorno e condividere eventuali gioie o problemi. Questo è il caso di Barbara Perrone, lifestyle blogger (Tec tangibiliemozionidicarta) & social media addicted, che insieme a Davide Tiezzi, travel blogger & soul photographer e suo compagno nella vita, ha lanciato il progetto “Travel&Swap”, un nuovo di fare vacanza basato sul baratto: l’anno scorso hanno fatto il giro della Malesia, barattando workshop di allestimento tavola e di furoshiki per tutti gli ospiti della struttura che aveva aderito allo swap, ma poi hanno deciso di aggiungere un vero e proprio supporto di comunicazione digitale in cambio…
Tanto è solo per adesso
La crisi (economica) picchia duro: infrange delicati sogni di cristallo, rallenta o annienta progetti di vita, distrugge coppie, facendo nascere una crisi nella crisi. Perché non è facile far fronte ai problemi del quotidiano, se l’unico chiodo fisso è sentirsi inutili per il fatto di avere un lavoro precario o non avercelo affatto. Ne sa qualcosa Alessandra Celentano, mia collega e ‘amica’ virtuale, che proprio quando stava completando il puzzle del suo sogno, quando stava per mettere la ciliegina sulla torta, ha visto saltare dei pezzi a causa della crisi: il lavoro diminuiva, lei aveva più tempo a disposizione e così, invece che stare a piangersi addosso, si è inventata un romanzo: “Tanto è solo per adesso”, edito tramite Youcanprint con il meccanismo del self-publishing. Trama: Roma, maggio 2008. Martina ha 28 anni e lavora con un contratto a termine nella redazione di una rivista femminile. Allegra e un po’ svampita, fatica a scegliere un paio di scarpe o il…
Per sempre
Ho per le mani la penultima copia di Vanity Fair e sto piangendo. Sono seriamente commossa. Ho appena finito di leggere di Fedora e Rinaldo (potete trovarla qui), una storia così bella che mi ha fatto esclamare due cose, appena letta l’ultima parola: “Porca miseria, avrei voluto scriverla io!” e “Porca miseria, come vorrei viverla io!”. Una storia che mi è venuta a cercare, sfogliando distrattamente la rivista: non avevo visto il lancio in copertina, ma aprendola a caso, il destino mi ha portato lì. Cinque minuti, tra un lavoro e un altro, per distrarmi, cinque minuti di pura magia. Fedora e Rinaldo sono due privilegiati perché la vita ha fatto loro il dono di conoscere l’amore vero, l’amore per sempre. Cento anni a testa, si conoscono da 91 e si amano da sempre. Da quando si sono conosciuti a scuola, da quando han piantato nelle campagne marchigiane il loro rametto, poi diventato una robusta quercia. Amici per la pelle,…
Un bacio al sapore di mango e albicocca
Avete mai provato a raccontare un sogno? Non si è mai precisi, si tende a brancolare nei meandri della mente alla ricerca dei dettagli per renderlo più verosimile, un po’ ci si imbarazza perché ci si rende conto che quello che si sta raccontando è folle, senza un apparente senso, ma dentro c’è tutto di noi, il nostro inconscio, i nostri desideri. Bene, ieri sera ho provato a raccontare un sogno, ma non di quelli che si fanno di notte: il sogno della mia vita, che è poi diventato il mio mestiere, che è poi quello che state leggendo, vivendo insieme a me. Scrivere. Per vivere. Ma soprattutto vivere per scrivere. Davanti a una platea non numerosissima, ma comunque folta, in una serata organizzata da una ragazza come me, ex compagna di studi, mi sono trovata, accanto ad altri due ragazzi in gamba e con tanta voglia di fare, a raccontare di come mi sia reinventata dal punto di vista…
Il mio momento migliore
“Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo momento migliore è ora”. L’altro giorno apro la mail e ne trovo una che inizia proprio con questo proverbio cinese. Lì per lì non capisco, ma poi arrivando alla fine del testo, realizzo: sono stata coinvolta nel progetto social per lanciare il nuovo libro di Valentina Camerini, “Il secondo momento migliore”, uscito proprio l’altro giorno. Perché nella vita tutti noi abbiamo un momento migliore, e se siamo troppo ciechi o indaffarati per coglierlo, viverlo o capirlo, la vita ce ne offre anche due. Il libro (che devo ancora leggere, ma che non mancherò – grazie Sabina, grazie Socialmediaholic!) parla di quel “secondo momento migliore”, quel momento in cui ci ridestiamo dalla nostra vita ormai organizzata, strutturata, ordinata, e ci ricordiamo di quando eravamo ragazzini e dei sogni che allora facevamo. Di quando, magari adolescenti, immaginavamo come sarebbe stato il nostro futuro, la nostra vita, mentre ora, quella…