Eccoci con un’altra puntata de #ISondaggidellaFrancina. Sapete che mi piace coinvolgervi nelle mie mattane e chi mi conosce sa che amo molto gli aforismi, le citazioni: spesso riescono a dire quello che proviamo in modo migliore di quanto possiamo fare noi. Ebbene, la mia capa di Vanity Fair Italia, che mi conosce assai bene, mi ha appena consegnato un pezzo dove racimolare le migliori citazioni sull’amore: frasi, pensieri, parole sul sentimento che “move il sole e l’altre stelle”. Il pezzo lo potete leggere qui, ma alle mie amiche e amici su Facebook ho rivolto questa domanda: qual è l’aforisma, la citazione, la frase più bella che abbiate mai dedicato o vi abbiano mai scritto? Uno stralcio di canzone, di romanzo, una frase da un film, di un filosofo, di un poeta… e perché ci siete così legati. Qui sotto potrete leggere le loro risposte, sempre sorprendenti ed entusiaste. La mia citazione preferita? Ce ne sono tante, ma una a cui…
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Cosa vi fa sentire amati?
È tornato il blog We for Wedding (finalmente!) e con esso son tornati anche i fantastici #SondaggidellaFrancina! Stavo scrivendo un pezzo per Vanity Fair su quali sono le cose da sapere quando si ama una donna: pare che l’Huffington Post abbia rivolto questa domanda alle sue lettrici e le risposte siano state curiose (leggetele qui). Ecco, io ho rivolto la stessa domanda ai miei amici su Facebook: cosa deve fare un uomo o una donna per amarvi bene? Quali sono le cose da sapere o da fare per farvi sentire amate? Le risposte sono state tutte bellissime e alcune inaspettate. Inaspettate perché per una volta anche i maschietti si sono sbottonati su un argomento – l’amore – su cui a volte faticano un po’ a esprimersi. Qualcuno ha chiesto a me quando Teo mi fa sentire amata. Teo mi fa sentire amata quando mi chiama Trottolino o Gorillino, perché so che sono nomignoli che riserva solo a me. Mi fa…
Vince chi molla
“La salvezza non si controlla… Vince chi molla”. Niccolò Fabi Ci hanno insegnato ad accumulare, a trattenere, ad avere, a possedere. E infatti, le persone le reputiamo di nostra proprietà, non un dono, ma un acquisto. Ma degli acquisti prima o poi ci si stanca, ce ne si disfa quando non servono più. Dei doni no. Ci hanno insegnato a vincere, che De Coubertin era un coglione, perché si accontentava e chi si accontenta è infelice a prescindere, a raggiungere il successo a ogni costo, a stare sempre un passo avanti, ad avere sempre l’ultima parola. Ma dopo l’ultima parola di solito cala il silenzio. E silenzio può voler dire solitudine. Per anni ho accumulato: beni, ricchezze, parole, incomprensioni, rospi. Per anni ho voluto vincere: nelle competizioni, sul lavoro, nelle discussioni. Ed ero povera. E non avevo niente, quando in teoria avrei dovuto aver tutto. Poi sei arrivato tu. Che mi hai insegnato a lasciar andare, a non trasformare tutto…
Siamo una famiglia
Pensavo che essere una famiglia dipendesse unicamente dal fatto di essere sposati, di avere firmato delle carte che ne attestassero lo status quo. Di poter chiamare marito il partner solo se era scritto ufficialmente da qualche parte. Sorridevo quando sentivo due conviventi dire: a noi non serve altro per sentirci famiglia. Che cretina che ero. Da qualche tempo – da quando cioè mi sono trasferita a casa di lui, da quando la malattia è ricomparsa, da quando all’ospedale ce lo accompagno io e non più i suoi, da quando dentro dall’oncologa a colloquio ci andiamo in due, da quando dormiamo insieme il più delle notti, da quando a breve avremo una casa tutta nostra, da quando sto anche pensando: “Che bello sarebbe avere un figlio” (poi mi faccio prendere dalle seghe mentali del “chi lo manterrà?” o del “i medici non ci danno garanzie sul suo futuro, come possiamo pensare a un figlio?” o molto banalmente “un figlio? Io? Ma…
Xanax
“Chi ti farà piangere? Chi ti addormenterà? Chi userà lo sguardo tuo? Chi lo fa al posto mio? Io dove sarò?”. Subsonica Ultimamente, da un anno a questa parte, mi succede una cosa strana, che poi così strana non è: se non sono insieme a Teo, non riesco a dormire. O meglio, prendo sonno sì, ma dopo ore e ore di rigiramenti nel letto, per trovare una posizione, per respirare meglio, per scacciare i pensieri. Capita infatti che quando faccio tardi e lui non sta bene per via della cura, mi chieda di dormire a casa mia per non disturbarlo nel cuore della notte, mentre lui è già a letto. L’altra notte ero nel mio letto, quello da ‘nubile’, e nonostante non avessi pensieri e la stanchezza, non son riuscita a prendere sonno prima di due ore. Due ore infinite, in cui siccome non hai nulla da fare, poi i pensieri ti vengono per forza. Cominci a pensare ai pezzi…
Vedessi solo sole
Ho, abbiamo una vita precaria. Tutti in generale, ma nel particolare io e Teo. Da tempo mi interrogo sul senso che può avere un legame che presto o tardi si spezzerà. Tutti i legami son destinati a finire, per scelta o per destino. Ma quando sai che la spada che pende sulla tua testa ha un filo che non regge abbastanza da superare il tempo e lo spazio, cosa fai? C’è chi davanti a legami di questo genere, fugge per paura di soffrire. “Preferisco soffrire prima, quando scelgo di privarmene consapevolmente”. Sì, come se dopo sia facile far finta di non essersi mai conosciuti, di non essersi mai amati, di aver condiviso un pezzo di strada insieme. C’è chi sceglie di restare invece. E non è coraggio né tornaconto, solo voglia di esserci, di viversi fino in fondo. Come quando ti lanci a tutta velocità contro un muro consapevolmente: non è che prima dello schianto non hai una paura fottuta,…
La signora degli anelli
Ogni anello che indosso ha per me un significato particolarissimo. Non particolarmente amante del genere, mi sono ritrovata nel corso del tempo a indossarne cinque: c’è il primo che mi ha regalato Teo appena messi insieme; poi c’è quello in pietra infilatomi al dito in mezzo ad Alexanderplatz a Berlino; poi ce n’è un altro, semplicissimo, che Teo comprò da un venditore ambulante a uno dei nostri tornei di beach volley; e ancora, quello con il cuore rosso smaltato che abbiamo comprato a Pitigliano quest’estate. E infine, c’è quello che racchiude tutta la mia famiglia, i valori per me importanti: è un rosario del Santuario della Madonna di Monte Berico, cui erano devotissimi i miei nonni paterni, regalatomi da mia sorella qualche anno fa. È usurato e consunto e rovinato e brutto, ma senza mi sento nuda. A dire il vero, senza ognuno dei miei anelli mi sento a disagio: una volta, già sulla via per le vacanze, son tornata…
Mostrare l’amore
Se c’è una cosa che da sempre tutti i figli rimproverano ai genitori è il metodo d’educazione: “Se m’avessi dato qualche schiaffo in meno (ai tempi miei si usava senza ripercussioni o recriminazioni sociali), impartito qualche castigo in meno e qualche esempio in più, oggi saprei cosa fare e come comportarmi in certe situazioni”. Classico. Peccato che educare, insegnare qualcosa, non sia semplice. Capisco i genitori, anche se non lo sono ancora: dare una sberla, alzare la voce o mettere in castigo è molto più facile e veloce che mettersi in gioco, in discussione e mostrare la vita. La verità è che manco loro sanno bene cosa sia e come si viva, sta cazzo di vita. Ai miei non posso dire niente: nonostante tutto, se oggi so come stare al mondo, so cosa è giusto o non è giusto fare e ho una mia precisa e definita personalità, in parte è anche merito loro. Certo, non sono la figlia perfetta,…
L’attimo in cui
L’amore non si spiega. L’amore succede. Ma c’è un attimo preciso, quell’istante in cui tutto si rivela, in cui si capisce che sarà lui il compagno di una vita, nonostante tutto. Ci stavo pensando l’altro giorno, mentre leggevo Elle, che sull’attimo esatto in cui ci si innamora ci aveva fatto un articolo. Così ho pensato bene di lanciare uno dei soliti #sondaggidellaFrancina su Facebook per chiedere ai miei amici e alle mie amiche di raccontarmi il loro aneddoto d’amore: qui sotto trovate gli emozionanti racconti. Se ripenso all’attimo in cui lo vidi per la prima volta, ancora mi batte forte il cuore: era lì, tutto di verde militare vestito, appoggiato al frigorifero dei gelati, bello come il sole. Aspettavamo di cominciare la riunione della pallavolo, lui quell’anno decise che dopo le prestazioni esagerate a beach volley al mare, avrebbe provato un nuovo sport, nonostante fosse calciatore dentro. Io piccola sedicenne, mi girai verso mia mamma e le dissi: “Lui sarà…
Il momento giusto
Stamattina apro Facebook e mi imbatto in questa frase: “Quando il cambiamento non fa più paura, allora è il momento giusto”. Io che credo nelle coincidenze, nelle cose che capitano quando è ora, la prendo come una benedizione, come una conferma. Perché nell’ultimo periodo di cambiamenti ce ne sono stati e parecchi e spaventosi nella mia vita. Ma non ho (quasi) mai avuto paura. Non perché ero certa dell’esito positivo, non perché abbia i superpoteri o sia supersicura di me stessa, semplicemente perché accanto a me ho la persona giusta con cui affrontarli, semplicemente perché abbiamo così tanta voglia di vivere che la vita non può non ascoltare i nostri desideri. Il sintomo che la paura non sta agendo, non sta erodendo lo scoglio della speranza, è quando si ricomincia a fare progetti: una persona impaurita è una persona immobile, che non guarda avanti, ma non si gode nemmeno il presente, che subisce quello che le succede senza margine d’azione. Per…